È chiamato anche Sacramento della conversione, della penitenza e della riconciliazione. Sacramento della conversione, perché realizza sacramentalmente la chiamata di Gesù alla conversione; Sacramento della penitenza, perché consacra il cammino personale e comunitario di conversione e di pentimento dei cristiani; Sacramento della riconciliazione, perché il riconoscimento, cioè la confessione dei peccati davanti al sacerdote, è un elemento importante di questo Sacramento; Sacramento del perdono, perché per mezzo dell’assoluzione sacramentale del sacerdote Dio dona al penitente «il perdono e la pace» e l’amore di Dio che perdona.
È composto di alcune parti:
Saluto e benedizione del sacerdote;
Confessione con il riconoscimento e l’accusa dei peccati davanti al sacerdote;
Accettazione della penitenza;
Assoluzione del sacerdote;
Espressione di lode e di ringraziamento a Dio;
Congedo con la benedizione del sacerdote.
Fondamento biblico
La Chiesa cattolica trova il fondamento biblico del Sacramento della confessione nel potere di Gesù di rimettere i peccati (per esempio Vangelo secondo Marco 2,10; 2,5; Vangelo secondo Luca 7,48), e nella missione che egli ha consegnato ai suoi discepoli quando disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi – a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». (Giovanni 20,21.23) La partecipazione degli apostoli al potere di Gesù di perdonare i peccati si deduce dalle parole di Gesù a Pietro: «E a te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Matteo 16,19). Per questo la Chiesa cattolica ritiene che la riconciliazione con la Chiesa non possa essere separata dalla riconciliazione con Dio.
Il rito della riconciliazione e i ministri del Sacramento
La Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa credono che questo atto di riconciliazione avvenga per mezzo della fede, che i Sacramenti del battesimo e della riconciliazione (la confessione) significano in modo visibile, e che in esso sia importante il ruolo del sacerdote come rappresentante della Chiesa. Queste due Chiese, infatti, credono che nel Sacramento della riconciliazione, o confessione, avvenga la riconciliazione con Dio e la riconciliazione con la Chiesa.
Il Sacramento della confessione, nella dottrina cattolica, consta di due elementi essenziali. Uno è l’opera dell’uomo, che si converte per l’azione dello Spirito Santo: essa comprende il dolore per il peccato, la confessione e la penitenza. L’altro elemento è l’azione di Dio attraverso l’intervento della Chiesa, la quale, per mezzo del vescovo e dei suoi presbiteri, nel nome di Gesù Cristo concede il perdono dei peccati e stabilisce il modo della penitenza. Il peccatore è così guarito e nuovamente riammesso nella comunione ecclesiale.
L’obbligo del segreto della confessione
La Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è tenuto, sotto minaccia delle pene più severe (la scomunica), a mantenere il segreto sui peccati che il penitente gli ha confessato. Non gli è permesso parlare nemmeno di ciò che nella confessione ha appreso della vita del penitente. È vietata qualunque registrazione o altra trasmissione del contenuto della confessione. Il segreto della confessione, che non ammette eccezioni, è chiamato «sigillo sacramentale», perché ciò che il penitente ha confidato al sacerdote resta «sigillato» nel Sacramento. Il segreto della confessione obbliga anche tutti i fedeli che si trovassero nella condizione di ascoltare la confessione altrui.
Senso ed effetto del sacramento
Il senso e l’effetto di questo Sacramento è la riconciliazione con Dio. Coloro che ricevono la penitenza con cuore contrito e con animo religioso ottengono «la pace e la serenità della coscienza, insieme a una forte consolazione spirituale». Il Sacramento della riconciliazione con Dio porta una vera «risurrezione spirituale», restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio, fra i quali il più prezioso è l’amicizia di Dio. Coloro che si accostano alla penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a Dio e insieme si riconciliano con la Chiesa. Il penitente perdonato si riconcilia con se stesso nelle profondità più intime del proprio essere, dove ritrova la propria verità interiore: si riconcilia con le persone che in qualche modo ha offeso e ferito; si riconcilia con la Chiesa; si riconcilia con tutto il creato. In questo modo la confessione non guarisce soltanto il peccatore: guarendo lui, guarisce anche tutto il corpo della Chiesa.

I compiti del fedele durante la confessione
Il pentimento viene al primo posto. Esso è «un dolore dell’anima e una riprovazione del peccato commesso, con il proposito di non peccare più». Il riconoscimento dei peccati davanti al sacerdote è una parte importante del Sacramento della penitenza: «I penitenti devono elencare nella confessione tutti i peccati mortali di cui sono consapevoli dopo essersi esaminati con cura, anche se si tratta dei peccati più piccoli e commessi soltanto contro gli ultimi due dei Dieci Comandamenti, perché talvolta questi peccati feriscono l’anima più gravemente e sono più pericolosi di quelli commessi apertamente». Quando i fedeli di Cristo si sforzano di confessare tutti i peccati che ricordano, senza dubbio li espongono tutti alla misericordia di Dio perché li perdoni. Al contrario, coloro che si comportano diversamente e nascondono coscientemente qualche peccato non presentano alla bontà di Dio nulla che il sacerdote possa perdonare loro. Perché «se il malato si vergogna di scoprire la propria piaga al medico, questi non può curarla, dal momento che non la conosce». Secondo il precetto della Chiesa, «ogni fedele giunto all’età della ragione deve confessarsi almeno una volta all’anno, accusando i peccati gravi di cui è consapevole». «Chi è consapevole di aver commesso un peccato mortale non può ricevere la santa Comunione, anche se prova un grande pentimento, senza aver prima ricevuto l’assoluzione sacramentale».
Molti peccati recano danno al prossimo. Occorre fare il possibile perché il danno sia riparato (per esempio restituire gli oggetti rubati, restituire la buona fama a chi è stato calunniato, curare le ferite). È un’esigenza della semplice giustizia. Inoltre il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso, come pure i suoi rapporti con Dio e con il prossimo. L’assoluzione cancella il peccato, ma non ripara tutti i disordini che il peccato ha provocato. Il peccatore, liberato dal peccato, deve riacquistare la piena salute spirituale. Deve fare qualcosa di più per riparare la propria colpa: in modo conveniente deve espiare i peccati commessi.
